yes, we can!

29 Marzo 2008 Nessun commento

Sto partecipando attivamente al nuovo fenomeno politico italiano. Tanto da aver fondato il circolo del mio paese e di esserne stato eletto portavoce. Beh l’aria che si respira è nuova. Si sente il profumo del cambiamento, del cambiamento sano, senza più ricatti, giochetti, mani in pasta, furbetti, intrallazzi.

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Do you wanna Mojito???

4 Febbraio 2008 7 commenti

 

‘Cause the walls start shaking
The earth was quaking
My mind was aching
And we were makin it and you -
 
Shook me all night long

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sì, viaggiare…

22 Gennaio 2008 9 commenti

 

Gente che viene, gente che và. Per una volta me ne vado io…

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Cronache di una vita comune

14 Ottobre 2007 4 commenti

 

E gira gira il mondo, e gira il mondo e giro te. Mi guardi e non rispondo (oh-ah) perché risposta non c’è, nelle parole.

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road to Abruzzi

27 Luglio 2007 14 commenti

come disse Califano…

3 Luglio 2007 16 commenti


Avevo pensato di scrivere un simil-diariodibordo per queste due settimane a casa da solo. Ma me ne è passata la voglia. Colpa di un esame infelice, che ho deciso di ripetere.
Quando i miei vanno in vacanza anche io vado in vacanza. Casa mia diventa per due settimane (da quattro anni a questa parte) una locanda. Gente che va, gente che viene, vite che si intrecciano, notti che si intrecciano. E io sono il locandiere: gestisco i traffici.
Ho anche deciso di chiudere con gli esami per quest?anno. La mia cultura e la mia intelligenza potranno solo trarne beneficio. In questo senso sono un autarchico anch?io.
Credo che debba essere io a scegliere di cosa interessarmi e cosa cestinare. Credo che la cultura, il sapere, la conoscenza (chiamatela come vi pare) non sia noiosa, ma credo anche che l?università faccia diventare tutto troppo noioso al fine di autopreservare la sua esclusività.

Ora di smetterla con questo delirio da studente universitario insoddisfatto, comunista e tendente all?eversione.
Ho una locanda da gestire, e ci sono una birra, tre amici e due amiche che mi aspettano. Tutto il resto

È noia.

leggero, nel vestito migliore

16 Giugno 2007 7 commenti


Discussioni interminabili sulla maggiore fatica.
Studiare o lavorare?
Studiare, naturale, perché io studio.

Mi asciuga l?anima lo studio, non voglio immaginarmi il lavoro.

E allora si esce per svagarsi un po?, per interrompere la routine.
Si esce il martedì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica. A volte si esce anche il lunedì, che c?ho la serata libera e posso dedicartela.
Niente di che, solo una serata. Anche perché le altre ce le ho occupate dal niente, e il mercoledì, cascasse il mondo, non si esce. In via eccezionale posso concederti il cinema.
Comunque, la rottura della routine settimanale è ormai diventata routine della rottura della routine settimanale.
Si cerca una soluzione.
Femminile? Potrebbe essere, ma sarebbe destinata anch?essa alla routine.

Va bene il ritmo lento, ma qualche sferzata d?acceleratore ogni tanto non fa male.
E allora ieri sera abbiamo scoppiato i raudi.
I raudi (per chi ha avuto un?infanzia triste) sono dei petardi. La mamma di una nostra amica li ha confiscati al fratellino della nostra amica, e lei ha giustamente pensato di portarli a noi alle undici di sera.
Poi un?altra nostra amica li ha confiscati a noi.
Amante della routine. Lei.

Stasera si spera di riprendersi i raudi, dato che tra essi abbiamo trovato, e gelosamente conservato per la domenica che è giorno di festa, un petardo enorme senza un nome ben precisato. Unico indizio: Chinese Republic. Speranzosi.

Finiti i petardi ci attrezzeremo col ghiaccio secco. Abbiamo degli infiltrati a Malpensa, perché non sfruttarli nel modo più utile.

Ora vado. Tempo di spezzare la routine.

Riferimenti: vedere per credere

..inverno..

7 Giugno 2007 4 commenti


?Oggi è una giornata di pioggia e sole.?
È l?unica cosa a cui pensavo mentre tornavo in treno. Perché si, al momento stava piovendo, ma io ero in giro con i pantaloncini.
Sono sceso dal treno e pioveva ancora.
Sono andato alla macchina e mi sono avviato verso casa.
I tergicristalli non funzionano mai alla velocità che vorresti. E allora li ho spenti.

Ho deciso di fermarmi da mia zia.
L?autoradio la tenevo muta senza accorgermene. Se ci avessi pensato l?avrei accesa.
Avevo un’altra frase per la testa.

?Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.?

Ogni tanto ho gli occhi umidi.
Ogni tanto ti penso.

attacco bomba stile moulin rouge

28 Maggio 2007 7 commenti


Per spiegare le relazioni internazionali, invece che i noiosissimi Waltz, Gilpin e Bull, basterebbe osservare una cerchia di amici. Quella cerchia che nel gergo adolescenziale è chiamata ?compa?, diminutivo di ?compagnia? (perdita di tempo utile a scrivere altre parole abbreviate pronunciare ?gnia?).
Due caratteristiche sono facilmente rilevabili: la presenza di un certo numero di attori (differenti), e la mancanza di un?autorità (appartenente alla situazione interna al singolo Stato, e perché no anche al singolo individuo).
Mettendo in relazione le due cose ne consegue: tra un gruppo di amici vige l?anarchia.
C?è voluto Bull (soprattutto) a farmi capire questo concetto. Compito degli intellettuali astrarre e modellizzare. Compito nostro applicare il modello.
Ad ogni modo ?sta anarchia è un casino assurdo. Da profano, un po? nella fiaccola dell?anarchia c?ho sempre creduto, ma quando ci si trova invischiati è tutto un casino.

Capita che ci si ritrova davanti una grigliata mista di gamberi, totani, granchio, aragosta, scampi e triglie e sembra che tutto vada bene. Sarà che mi trovo davanti anche una bottiglia di verduzzo. E una seconda bottiglia di verduzzo. Si riscopre anche qualche eloquente gelosia, giusto per aggiungere un po? di sale alla grigliata. E allora in questi momenti non vedi l?ora di andare domani al bar, per trovarli ancora, berci una birra e ridere di tutto e di tutti.

Poi però, a quegli orari impossibili della notte, succedono cose che non dovrebbero succedere. Del genere 11 settembre. Qualcuno si sente attaccato sul proprio territorio, del quale pensava di possedere il totale controllo (pensava lui, non gli altri attori), e la situazione precipita. Non si capisce chiaramente neppure il motivo dell?aggressione: l?incertezza, l?insicurezza, la sete di vendetta si innalzano alle stelle.
Differenza tra 11 settembre e accaduti della notte, è la relazione tra aggressore ed aggredito. Se nell?esempio internazionale troviamo coalizione terroristica islamica e USA, nell?analogia sociale troviamo Francia e Germania. Due nazioni cresciute a fianco, nemiche fino alla fine degli anni ?50, che poi scoprono i vantaggi della collaborazione.
Finché un aereo tedesco non di fionda contro il Moulin Rouge.

Non so se l?analogia è chiara. Ma mi consolo: non lo è neppure la gente che frequento.

do the Conga

12 Maggio 2007 8 commenti


Sono entrato in ospedale con la speranza di uscirne al più presto; cause di forza maggiore hanno posticipato l?intervento al mio ginocchio al giorno seguente al mio ingresso, che era anche il giorno in cui era previsto l?ingresso in sala operatoria. In conclusione ho passato la prima giornata, la notte e la seconda giornata, fino alle dimissioni avvenute alle 18, in ospedale.
Tornato a casa ho ripensato ai miei compagni di stanza. Tre in totale.
Il primo, A., un ragazzo di circa 26 anni, era già rassegnato alle inadempienze del reparto, a causa di una sua passata esperienza nello stesso. Cioè, medici bravissimi in sala operatoria, ma pessima organizzazione in reparto. Viveva passivamente, poco da raccontare.
Il secondo, P., è un personaggio. Viso strano, arcata sopraccigliare pronunciata, naso allungato. Magro. Brutto da vedersi, al contrario della bella compagna. Alla domanda ?come mai qui?? risponde ?sono sotto osservazione per 48 ore, mi hanno picchiato?. E in effetti se la passa piuttosto male: alzandosi in piedi, su ordine del neurologo, perde l?equilibrio, vacilla. Dicono che il giorno prima gli sia uscito sangue da un orecchio. Due costole e il setto nasale con lievi fratture.
Lo ha picchiato il genero del proprietario della casa in cui vive. Pagava l?affitto regolarmente, non disturbava, non si lamentava, se non per una camera da letto zuppa d?acqua. Il genero del proprietario ha chiamato l?ambulanza. ?Non ricordo niente, se ero cosciente o no, non mi ricordo i calci e i pugni. Ricordo solo di averne prese tante?.
Il terzo compagno di stanza è T. Il nome fornirebbe molte idee. T. è alto 2 metri e pesa 110 kg circa. Hanno dovuto smontare una parte del letto per farcelo entrare. T. è camerunese, e si è procurato una frattura scomposta al braccio giocando a braccio di ferro con un rumeno. Frattura sabato sera, ingresso in ospedale domenica mattina, tre ore e mezza in sala operatoria giovedì. Cinque giorni con un braccio di 10 kg fratturato aggrappato alla gruccia sopra il letto. Antidolorifici.
T. l?ho conosciuto quando lo hanno portato in camera dalla sala operatoria. Sono andato a farmi una passeggiata nel parco, e al mio ritorno T. parlava di politica internazionale con mio padre. Parlavano dell?Africa, parlavano della Francia. T. ha studiato giurisprudenza in Camerun, si è trasferito in Italia attratto dall?immagine della nostra società e qui ha aperto un negozio (che al momento ha messo in vendita), lavora in un night club, e vende merce di qualsiasi genere alla gente che frequenta il locale. Cellulari, abbigliamento, auto provenienti dalle aste giudiziarie a cui partecipa. Dice di essere credente ma non va in Chiesa. Dice che la fede ognuno ce l?ha dentro di sé, ed è li che deve essere ricercata.
T. è stato il più confusionario, il più contraddittorio a parlare di se stesso, il perfetto compagno di stanza di ospedale.